donna incinta.png

Il senso umano della procreazione:

Visione personalista;

procreare vs produrre

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono state pensate in un primo momento come una risposta alle varie problematiche della coppia.

Non è l’unica risposta e neanche quella risolutiva dal momento che i problemi (es. sterilità) rimangono e non vengono né curati né guariti.

 

Si potrebbe dire che sono una risposta ad una legittima aspirazione ad un figlio e ad una grande sofferenza legata alla sterilità. Sofferenza legata al non poter stringere un bambino tra le braccia, non poter sperimentare la sua totale dipendenza, non poter ricercare nei tratti del volto una somiglianza, non poter contare su una discendenza, su quel prolungamento della propria vita che fa sentire immortali.

Spesso, inoltre, tante sterilità non sono una conseguenza di comportamenti personali, ma una conseguenza imprevista inattesa che segna profondamente il suo vissuto personale e coniugale.

Ma il fatto che un desiderio sia sano e legittimo giustifica il ricorso a qualsiasi tecnica in grado di soddisfarlo? La validità dello scopo perseguito rende automaticamente legittimi i mezzi per raggiungerlo?

Quali sono le caratteristiche di quell’atto che l’agire del medico e/o del biologo sostituiscono con le tecniche di procreazione medicalmente assistita?

Non è una attività vegetativa come il digerire o il respirare; non è un atto solamente biologico; non è una sola sommatoria di gameti. È un atto che, partendo dalla persona, coinvolge nella totalità e nella reciprocità l’altra persona e nell’ambito di questa relazione può realizzarsi la chiamata all’esistenza.

Dal dono delle persone scaturisce il dono della vita: un dono che va ben oltre  il fatto biologico,  e lo sanno bene gli operatori che cercano di riprodurre quanto più fedelmente possibile il procedimento naturale.

È un atto che chiama in causa due persone nella loro pienezza e responsabilità: la consapevolezza che le conseguenze superano di gran lunga l'atto stesso.

È lecito chiedersi se questo atto possa essere consegnato nelle mani di operatori tecnici o ridotto ad una mera successione di fatti tecnici.

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sostituiscono l’atto procreativo nella chiamata all’esistenza di una nuova vita.

Esse attuano una rottura tra l’unione dei corpi, delle persone e la possibilità di procreare:  la nuova vita, da effetto di un incontro diretto di umanità, diventa il risultato di una procedura tecnica, che può essere anche perfetta da un punto di vista scientifico, ma che resta inesorabilmente impersonale.

Ha tutta l'aria di una produzione nella quale ruolo dei genitori diventa e la fornitura di gameti. L’incontro dell’uomo e della donna mette in gioco valori personali (affettivi, psicologici, sociali e giuridici), valori che hanno carattere propriamente umano.

«L'origine di una persona umana è in realtà il risultato di una donazione. Il concepito dovrà essere il frutto dell'amore dei suoi genitori. Non può essere voluto né concepito come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l'oggetto di una tecnologia scientifica. Nessuno può sottoporre la venuta al mondo di un bambino a delle condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio» 

Artificialità non equivale ad un impiego della tecnica: essa è un grande aiuto, utilizzata in tanti campi della medicina e,  anche in presenza di sterilità.

Stimolare l’ovulazione, effettuare interventi di microchirurgia: si ricorre alla tecnica, all’artificialità, ma allo scopo di restituire la funzionalità ad un organo necessario per una procreazione . L’intervento medico diventa di aiuto ad un atto coniugale e personale, come in ogni altro intervento medico curativo.

L’artificialità assume un significato negativo quando ha come risultato la presenza secondaria degli attori principali, quando li sostituisce.

Bimbo felice

La dignità della

procreazione umana

la procreazione è originalità! 

Nella sua forma più alta trova il suo principio in un atto di amore, che fonde insieme spirituale e corporeo, di un uomo e di una donna legati da un progetto di vita.

L’apertura alla generazione della nuova vita che avviene con l’unione sessuale non è un fatto solamente biologico o un fatto casuale secondario. Lo sperimentano le coppie che non hanno alcun problema, eppure fanno fatica ad avere una gravidanza. Non è un automatismo ma un vero mistero. Esso indica un significato profondo nella sessualità umana e nella differenziazione sessuale.

Generare un figlio non significa cogliere una casualità, ma incontrare un mistero.

Il figlio non è mai “qui per me”, non dipende da me se non per un breve tempo e non mi appartiene, così come io stesso non appartengo a me e non ho la possibilità di darmi l’esistenza da solo.

Nasciamo da altri che nascono da altri e la nostra esistenza è, grazie ai nostri trisavoli ed antenati, oltre che ai genitori.  Operare affinché un altro essere umano nasca vuol dire dare la propria disponibilità all’accoglienza di un dono, unico ed irripetibile che segnerà la nostra storia per sempre.

Madre che tiene il dito del bambino

A tutela della dignità della procreazione, è auspicabile un vero dono d'amore.

All'origine di ogni persona dovrebbe esserci una vera donazione, tanto nella dimensione spirituale quanto nella dimensione corporea.

Il figlio va considerato come un dono da accogliere e non come un progetto da costruire.

Molti progetti vengono distrutti perché non corrispondono alle aspettative.

Quando il bambino è l’esito di una produzione tecnica e non di un gesto umano di donazione si rischia di negare la sua condizione di pari dignità rispetto ai genitori.

Questo non vuol dire però che ci siano nascite che valgono più di altre.  Programmare la nascita di un essere umano corrisponde ad un atto di grande valore e responsabilità e non di possesso. 

Ogni vita ha un valore inestimabile, qualunque sia la sua origine, perché resta un meraviglioso mistero.

Quale privilegio per coloro che  scelgono di dare se stessi all'accoglienza di un nuovo essere umano, imperscrutabile combinazione di novità assoluta.