Madre e bambino

DIFESA

della

VITA FISICA

VITA primo bene essenziale

PRINCIPI BIOETICI

DIFESA della VITA FISICA

La vita corporea o fisica della persona rappresenta la persona stessa, perciò diventa un valore fondamentale.

Può una persona esistere senza il suo corpo?

Può un corpo vivere senza essere una persona?

Qualcuno potrebbe dire di si.

 

In realtà noi percepiamo la persona come anima e corpo

ma non siamo capaci di dividerli ne intenderli scindendoli.

Ogni persona è anche spirito, può trascendere se stessa 

ma vive incarnata, conosce la realtà attraverso i suoi sensi

e si manifesta al mondo attraverso quel solo ed unico corpo.


                                                                                                       

 


 

Quando ha inizio la vita umana?

Su questo la scienza non ha alcun dubbio, l'inizio della vita è l'istante in cui si forma la prima cellula con un nuovo corredo cromosomico. I due gameti con il DNA dei rispettivi proprietari, s'incontrano e nasce una nuova cellula che non somma le caratteristiche dei gameti ma  si presenta con un DNA nuovo e unico!
                               

                                       LA SALUTE DELLA PERSONA E' RADICATA NEL MANTENIMENTO DELLA VITA …
 

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Ognuno di noi esce da se stesso per realizzare nella vita sociale  il suo progetto di vita.

L'anima è parte di noi e va oltre il corpo in qualche modo, ma noi non siamo senza il nostro corpo!

 
Gruppo di supporto

La vita corporea, fisica, dell’uomo non rappresenta qualcosa di esteriore della persona, ma rappresenta il valore fondamentale della persona.

Fondamentale perché la vita corporea non esaurisce tutta la ricchezza della persona che è anche spirito e perciò, come tale, trascende il corpo stesso e la temporalità.

 

Rispetto alla persona il corpo è il fondamento unico nel quale e per mezzo del quale la persona si realizza, si manifesta ed esprime tutti gli altri valori.

Al di sopra di questo valore, fondamentale, esiste soltanto il bene totale e spirituale della persona, che potrebbe richiedere il sacrificio della vita corporea soltanto quando tale bene spirituale e morale non potesse essere raggiunto se non attraverso il sacrificio della vita come dono libero.

Immaginate di salvare un pullman pieno, mentre che sta per cadere in un baratro e sapete che, nel farlo rischiate la vita. Eppure li dentro ci sono bambini e non potete esimervi dal farlo!

Pertanto DONARE LIBERAMENTE LA PROPRIA VITA per un bene grande, comunque, non contraddice il principio dell’inviolabilità  della vita umana che invece va applicato in ordine alla valutazione dei vari tipi di soppressione della vita umana.

Non si tratta soltanto di rispetto, ma anche di difesa e promozione.

Nell’ambito della promozione della vita umana si inserisce il tema della difesa della salute dell’uomo.

Il diritto alla vita precede il diritto alla salute (qualità di una persona che vive), ma il problema viene da alcuni inteso in maniera diversa e stravolta quando per la salute di qualcuno si metta a rischio la vita e si procura la soppressione della vita altrui.

 

Il diritto alla salute va promosso per tutti in maniera commisurata alle necessità di ciascuno.

 

Si intende così il diritto ai mezzi e alle cure indispensabili per la difesa e la promozione della salute e del benessere proprio, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche, ai servizi sociali necessari.

 POSSO VIVERE, ESSERCI SENZA

IL MIO CORPO?

SE LA MIA PRIMA CELLULA FOSSE STATA SOPPRESSA, IO NON ESISTEREI..

POSSO DECIDERE DI SOPPRIMERE L'ESISTENZA DI ALTRI?

POSSO ESPRIMERE ME STESSO

TOGLIENDOMI LA SALUTE?

POSSO USARE LA VITA DEGLI ALTRI

PER LA MIA SODDISFAZIONE?

POSSO USARE DELLA VITA DI CHI COMUNQUE NON AVREBBE LA POSSIBILITA' DI ESPRIMERSI E MOSTRARSI CONTRARIO?

 

HO I MEZZI PER FARE CIO'

CHE VOGLIO MA

E' BENE CHE LO FACCIA?

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LIBERTA' e RESPONSABILITA'

Dopo il diritto alla difesa della vita viene il diritto di libertà:  per essere liberi bisogna essere vivi.

La libertà è il nostro diritto di autodeterminazione.

Noi ne siano i referenti e destinatari ma  non può essere illimitato ( "faccio tutto ciò che voglio") perché noi siamo persone che viviamo assieme ad altri e dipendiamo da altri.

 

Non solo la socialità è elemento chiave dell'esistere, che c'impone dei limiti.

Non siamo nati da soli, ne siamo in grado di provvedere a noi stessi da soli,

finché non diventiamo autonomi, inoltre non possiamo escludere che

potremmo perdere l'autonomia in qualunque momento (malattia, infortunio)

Tutto ciò ci porta a concludere che siamo liberi quando rispettiamo noi stessi,

gli altri, cercando di non recar danno alcuno. 


                                                                                                   

la libertà non può essere tale se non declinata con la responsabilità.

La responsabilità si sancisce nel obbligo morale di collaborare alle cure ordinarie e proporzionate alla salvaguardia della vita e della salute propria e degli altri.

Ogni persona è

TITOLARE DELLE PROPRIE SCELTE  

RESPONSABILE DELLE CONSEGUENZE

È RESPONSABILE ANCHE DELLA PROPRIA SALUTE

DELLA SCELTA DI OGNI INTERVENTO MEDICO A

CUI SI SOTTOPONE.

LA RESPONSABILITà

La vita e la salute sono affidate prioritariamente alla responsabilità del paziente, il medico non può intervenire senza il suo consenso perciò se dice che si deve stabilire una specie di alleanza terapeutica fra il paziente e il medico.

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  E se la libertà fosse la capacità di scegliere per il nostro bene e quello altrui?

 C'è chi intende LIBERTA' la condizione migliore in cui una persona può trovarsi  per esprimere se stessa in tutta la sua   bellezza ed unicità.

La libertà è l'amore, fare il bene che mi fa bene.

 

Diverso è il libertinaggio che vede l'uomo                rispondere ad ogni impulso e desiderio, senza        farsi carico in alcun modo delle conseguenze,          se non la sola propria soddisfazione.

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Gruppo di supporto

Il diritto alla difesa della vita precede il diritto di libertà perché per essere liberi, bisogna essere vivi, e perciò la vita è la condizione indispensabile per l’esercizio della libertà.

Questa affermazione che appare ovvia presenta oggi alcune criticità in campo di etica medica. Ad esempio, in nome della libertà di scelta, non si ha il diritto di disporre della vita propria o di un altro. Oppure la libertà riguarda soltanto noi che leggiamo?

Chi ha diritto ad essere libero? noi? Tutti? Tutti quelli che esistono già mentre quelli che non esistono ancora...

Se io mi prendo la libertà di inquinare un fiume perché oggi non mi serve, non sto forse scegliendo di limitare la libertà delle generazioni future che non potranno godere di ciò che io godo oggi?

Libertà di scelta non può voler dire "liberi di fare quello che mi pare, tanto a me non accade nulla!". Se essere liberi vuol dire poter scegliere dell'esistenza di alcuni e di altri no allora sottostiamo alla legge del più forte: è libero chi è forte ed è schiavo della libertà altrui chi è debole, chi è malato, chi non ha la possibilità di esprimersi, chi ancora non avuto l'opportunità di arrivare dove siamo noi.

 

NO! la libertà per sua definizione, si oppone alla legge del più forte e vuole dare pari opportunità a tutti finché è possibile!

Nella consapevolezza che l'essere umano è soggetto alla malattia, alla morte ed a situazioni di fragilità, essere liberi vuol dire cercare di fare il meglio per se e per gli altri, cercando di non recar danno ad alcuno, tenendo in debito conto ogni attore coinvolto, presente e futuro.

 

Tale principio quindi sancisce l’obbligo morale nel paziente di collaborare alle cure ordinarie e necessarie a salvaguardare la vita propria e altrui dentro quella che si definisce alleanza terapeutica. La vita e la salute sono affidate primariamente alla responsabilità del paziente e il medico non ha sul paziente altri diritti superiori a quelli ha il paziente stesso nei propri riguardi. La PMA è un intervento medico che richiede la libera scelta e soprattutto la presa di responsabilità da parte della coppia che vi si sottopone. Circa il 10% delle coppie che inizia la PMA più invasiva, interrompe il trattamento, perchè proprio vivendo l'esperienza ci si rende conto di quante implicazioni morali ci siano e 

Vi verrà chiesto di firmare anche un documento nel quale vi impegnate a custodire gli embrioni prodotti, che non saranno impiantati. 

La coscienza non può essere forzata dal medico, ma neanche quella del medico dal paziente, infatti troverete medici che non si prestano a queste tecnologie per motivi di coscienza.

A ciascuno di noi la scelta, in una libertà che rispetta noi stessi e gli altri e si prende la responsabilità piena di ogni conseguenza, presente e futura.

POSSO ESSERE LIBERO DI FARE QUELLO CHE VOGLIO SE

LA TECNOLOGIA ME LO PERMETTE?

PERCHE' DEVONO ESISTERE LIMITI A

L MIO  DESIDERIO DI REALIZZARE

LA MIA VOLONTA'?

PERCHE' RISPETTARE LA VITA DI EMBRIONI CHE NON SONO IN GRADO DI ESPRIMERSI MEN CHE MENO DI ESSERE LIBERI?

HA DIRITTO ALLA LIBERTA'

CHI E' IN GRADO DI ESERCITARLA O SPETTA A TUTTI?

I FIGLI HANNO LIBERTA' O SONO COMPLETAMENTE SOGGETTI ALLA VOLONTA' DEI GENITORI?

GLI EMBRIONI HANNO

ALLA LIBERTA' DI SVILUPPARSI?

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Totalità o terapeutico

IL SOGGETTO SI PERCEPISCE COME INDIVIDUO E LA PERCEZIONE PASSA ATTRAVERSO LE FUNZIONALITA' CORPORALI, E UN TUTTO DISTINGUIBILE IN PARTI, MA NON UNA SOMMA DI PARTI .

Allora se si dice che è lecito e anche a volte obbligatorio, intervenire chirurgicamente per togliere una parte del corpo affinché si possa salvare il tutto, si comprende come la persona resta anche senza un braccio o senza un rene. Da questa realtà deriva la denominazione di principio terapeutico.

 

               Il principio terapeutico esige alcune condizioni perché venga applicato:

         

         1) che si tratti di un intervento sulla parte malata o

          che è diretta causa del male, per salvare l’organismo sano;

          2) che non vi siano altri modi o mezzi per prevenire la malattia;

          3) che vi sia una possibilità buona e proporzionalmente alta per la riuscita;

         4) che vi sia il consenso del paziente o dell’avente diritto.

 

Questo principio viene applicato avendo in conto il criterio di proporzionalità delle terapie cioè che si pondera il rischio, il danno e il beneficio del paziente.

Ballerina moderna
 
Ospedale Corridoio

Tale principio si basa sul fatto che la corporeità è un tutto unitario risultante di parti distinte e fra loro organicamente e gerarchicamente unificate dall’esistenza unica e personale.
Il principio della inviolabilità della vita viene applicato quando, per salvare il tutto e la vita stessa soggetto, si debba incidere anche in maniera mutilante sulla parte dell’organismo.

 

In fondo questo principio fonda tutta la liceità e l’obbligatorietà della terapia medica e chirurgica e per questo si denomina anche principio terapeutico.
 
Tale principio, fa riferimento nella sua forma allargata, al benessere psicologico o psicosociale.  Non può essere lecitamente applicato nel caso della sterilizzazione contraccettiva perché non c'è una parte malata da togliere, anzi la si rende malata.

Riguardo l’aborto terapeutico c'è da dire che sono in gioco due vite ed occorre valutare se la perdita di una sia necessaria per la sopravvivenza dell'altra. Se in gioco c'è un bene minore, quale il benessere psicologico occorre pensare molto seriamente come poter considerare buono la soppressione di una vita! Quando parliamo di embrioni occorre tener presente che parliamo di un altra vita, dell'inizio dell'esistenza di quel che può diventare un'altra persona.

Il principio terapeutico va considerato sul valore del singolo, ma quando coinvolge un altra persona, entrano in gioco altri principi di cui tener conto.

 

ll corpo va inteso in sesso unitario cioè nell’insieme del bene spirituale e morale della persona.
Il principio della totalità si ricollega ad un’ulteriore norma applicativa che si può definire come norma della proporzionalità delle terapie: nel praticare una terapia la si deve valutare sempre all’interno della totalità della persona e pertanto si esiga una certa proporzione tra i rischi e i danni che essa comporta e i benefici che essa procura.

POSSO ASPORTARMI UN RENE O UN SENO...

COSA CAMBIA?

L'ASPETTO PSICOLOGICO E' LEGATO ALL'ASPETTO FISICO?

SE POSSO ACCETTARE PER IL MIO BENE DI PRIVARMI DI UN PEZZO DI ME, POSSO IMPORRE LA PRIVAZIONE DI UN PEZZO ALTRUI?

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Socialità e Sussidiarietà

LA CONSAPEVOLEZZA CHE LA VITA è UN BENE PRIMARIO MA NON è IL SOMMO BENE... INVITA A PENSARE ANCHE AI BISOGNI DI ALTRI

DOVE PER LA MIA VITA NON CI SIA PIU' POSSIBILITA'.. .

Teniamo in conto la caratteristica trascendente della persona:

l'idea che la persona  si realizza praticando il bene per se stessa e per le altre persone, diventa un impegno sociale.

 

L’applicazione di questo principio :

1 trapianto d’organi

2 fomentare il volontariato assistenziale

3 intraprendere delle opere assistenziali come per esempio ospedali, casa di cura ecc.

 

Il collegamento del principio di socialità alla sussidiarietà viene fatto perché occorre sempre tener presente la natura umana, fragile e soggetta a fragilità.

Quindi chi è in grado, è chiamato ad aiutare coloro che sono più vulnerabili e stanno in difficolta o grave necessita.

Persino il valore civile di una società si misura sulla sua capacità di soccorrere le persone più vulnerabili. L'opposto di ciò è la legge del più forte che lascia indietro gli ultimi e usa la fragilità dei deboli per imporre il dominio.

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Pregare insieme

Il principio di socialità impegna ogni persona a realizzare se stessa nella partecipazione alla realizzazione del bene dei propri simili.

Ciò comporta che ogni cittadino si impegni a considerare la propria vita e quella altrui come un bene non soltanto personale, ma anche sociale, e impegna la comunità a promuovere la vita e la salute di ciascuno, a promuovere il bene comune promuovendo il bene di ciascuno.

Tale principio può giungere a giustificare il dono di organi e tessuti, pur comportando una mutilazione del donatore.

In termini sociali obbliga la comunità a garantire a tutti i mezzi per accedere alle cure necessarie, anche a costo di sacrifici.

Il principio di sussidiarietà vuole sottolineare come la comunità, da una parte, deve aiutare di più dove la necessità è maggiore e dall’altra. non deve sostituirsi alle libere iniziative dei singoli e dei gruppi, ma garantirne il funzionamento.

Insomma, si declina la libertà nella responsabilità verso l'altro, ampliando l'orizzonte non solo ai vicini, agli stretti, ma ad ogni altro essere umano che, in quanto tale, ha gli stessi mie diritti.

CHE NECESSITA' HO DI PENSARE AL BENE DI TUTTI?

PERCHE' I PIU' FRAGILI VANNO TUTELATI?

SE DIVENTASSI IO UNO DEI PIU' FRAGILI, CHE DIRITTI POTREI AVANZARE?

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Bacio della mamma
Cellule staminali embrionali
sperma
Uova
Fertilità congelamento delle uova

Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza.

 

Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi.

Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell’uomo.

Non tutti sono d'accordo con questa impostazione etica perché sulla nascita di ciascuno entrano in gioco altre persone, altre volontà, altre libertà ed altri diritti.

La nascita di un individuo dipende da un atto volontario ( e non sempre!) di un uomo e una donna, inoltre dipende dall'accoglienza di una donna che sceglie di custodire la nuova vita affinché possa svilupparsi e giungere al tempo della separazione (la nascita che spezza il cordone ombelicale che lega la vita del nuovo nato alla madre), di persone che sostengano la sua crescita per raggiungere uno stato di maturità tale da poter provvedere a se in autonomia.

Tutte queste dinamiche necessarie pongono problematiche non da poco. Tuttavia se sul piatto della bilancia mettiamo la vita di un nuovo essere umano e tutte le altre esigenze, dove penderà il piatto?

Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, può essere mai riducibile all’insieme delle sue cellule? Quelle cellule sono l'inizio dell'esistenza di ciascuno e a parer nostro, e non solo nostro, "Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».